MuSa Museo di Salò

Il MuSa è il nuovo Museo di Salò, inaugurato nell’agosto 2015 e oggi sede di importanti mostre con capolavori di rara bellezza, grazie alla programmazione di mostre temporanee a firma di Vittorio Sgarbi.
Nelle sezioni temporanee anche “Il culto del Duce”, esposizione di sculture, xilografie, bozzetti, dipinti e incisioni della figura del duce, prodotti della propaganda del regime che ha interessato lo stesso comune di Salò.
All’interno del complesso di Santa Giustina, sede del MuSa, oltre alle prestigiose sezioni temporanee che si susseguono nel tempo, vi sono le sezioni permanenti: il Museo del Nastro azzurro, una collezione di testimonianze e documenti unici in Italia risalenti alla I e II Guerra Mondiale, la Civica Raccolta del Disegno, nella quale sono esposte testimonianze grafiche dell’arte dal secondo dopoguerra a oggi, la sezione “Gasparo e la liuteria bresciana”, che mostra una serie di strumenti provenienti da importanti collezioni pubbliche e private e infine la sezione “L’arte di una capitale (1426-1797)”, collezione di quadri e sculture legati alla storia di Salò dal medioevo alla RSI. 
Racconta oltre quattro secoli di storia della liuteria la sezione del MuSa intitolata a Gasparo Bertolotti, detto Gasparo da Salò (1540 – 1609), uno dei principali creatori del violino moderno. Punta di diamante di questa sala è un capolavoro originale del maestro salodiano, il contrabbasso del 1590 arrivato fino a noi in eccellenti condizioni, oggi conosciuto come “Biondo” perché acquistato dall'omonima famiglia e concesso in comodato al MuSa per essere ammirato da appassionati e addetti ai lavori.
Per anni è appartenuto a Leonardo Colonna, primo contrabbasso della Scala, che l'ha suonato in tutto il mondo sotto la direzione dei più grandi maestri. Nelle altre vetrine sono esposti  cinque violini storici appartenenti alla collezione della LIACC Onlus, associazione che promuove la liuteria italiana e sostiene i giovani musicisti, e una splendida viola realizzata nel 1991 dal famoso maestro Francesco Bissolotti su modello Gasparo da Salò, donata alla città nel 2011.
Due interessanti violini italiani di fine '800 realizzati l'uno su modello Nicola Amati e l'altro su modello Stradivari 1715 testimoniano quando iniziò a entrare nell'uso comune la prassi di copiare i grandi modelli del passato.
È inoltre rappresentata l'arte di liutai non particolarmente noti ma che hanno prodotto opere rimarchevoli, come un violino del 1755 del liutaio milanese Joseph Antoni Finolli, e un violino del 1805 di Giovanni Maria Valenzano, sorta di “nomade” della liuteria che tra '700 e '800, partendo dalla natìa Asti, lavorò in Spagna e in Francia, prima di ritornare in Italia e di insediarsi a Roma, dove morì nel 1825. Completa il percorso un violino del 1918 di Romedio Muncher, uno dei maestri che all'inizio del ventesimo secolo partecipò alla rinascita della gloriosa scuola cremonese: lo strumento, sottoposto a restauro, è esposto smontato per mostrare le principali componenti strutturali del violino.

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